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Comfort food, coccolarsi con il cibo

Non chiamatelo cibo, il comfort food è molto altro. Genuini e appaganti, altre volte calorici e gustosi, i comfort food sono quei piatti che deliziano il palato e ristorano lo spirito. Ma come e perché un alimento può dare conforto? Te lo spiega Doctissimo.

Il comfort food
© Getty Images

A Proust bastò intingere un biscotto al burro nel tè per far tornare alla mente piacevoli ricordi d’infanzia. Quel dolcetto francese a forma di conchiglia, la madeleine, è forse il più noto esempio di comfort food della letteratura. Ognuno ha il suo piatto consolatorio di riferimento, anche se forse fino ad oggi non tutti conoscevano il nome con cui gli esperti definiscono questo particolare connubio tra cibo ed emozioni.

Cos'è il comfort food?

Con il termine inglese “Comfort food”, sempre più in voga anche in Italia, si indicano gli alimenti o i piatti che pervadono di un senso di piacere chi li consuma, che soddisfano un bisogno emotivo e sono noti per la sensazione di benessere che regalano al corpo. L’aggettivo inglese “comfort” si presta a più interpretazioni: dalla capacità del cibo di confortare, consolare, coccolare a quella di ristorare.

Per gli italiani il comfort food è quel boccone carico di ricordi, quell'emozione che ricompare più viva che mai non appena si gusta la pietanza del cuore; è un piatto, un alimento o una bevanda che infonde un sentimento di nostalgia e di rassicurazione. In genere è il cibo dell’infanzia o legato a una persona, a un posto o a un tempo felice. La torta della nonna, ad esempio, ma anche le tagliatelle della mamma, il polpettone della zia o lo sformato di zucchine. Tutto può essere comfort food.

Comfort food, quando?

Sono diversi i fattori che possono scatenare la necessità o il desiderio di trovare conforto nel cibo: il bisogno può essere originato dallo stress, dalla nostalgia o da un momentaneo turbamento emotivo.

L’adulto,  in genere, si consola col cibo quando vive condizioni di stress elevate. Se si è malati, stanchi o lontani da casa, capita spesso di desiderare un piatto o un alimento di quelli che una volta facevano stare subito bene. Il cibo diventa confortante principalmente per due motivi: la familiarità e la semplicità che ad esso si associano.

La preferenza di un piatto è spesso basata sulla conoscenza che se ne ha e sull’associazione a memorie piacevoli. Più la vita è complicata, più i consumatori tendono a cercare scappatoie rifugiandosi nel passato o in periodi in cui tutto sembrava più semplice. Il comfort food è come il posto preferito in cui nascondersi o la coperta di Linus a cui non si rinuncia mai.

Cibo ed emozioni

Non si mangia solo per soddisfare l’appetito ma anche le emozioni. Le voglie di cibo, o meglio di comfort food, finiscono quasi sempre per essere più psicologiche che fisiologiche. Il cibo può compensare o anestetizzare momentaneamente disagi emotivi, può rassicurare, appagare o gratificare, può calmare tensioni o colmare vuoti interiori.

La scienza da anni indaga il rapporto esistente tra cibo ed emozioni e ha dimostrato che determinati squilibri nutrizionali possono incidere negativamente sull'umore, causando tristezza e depressione. Vi sono alimenti che per natura favoriscono il rilascio di endorfine, dopamina e serotonina, come le noci e il cioccolato fondente, che contribuiscono in maniera naturale a ridurre lo stress e migliorare l'umore; ma nel caso del comfort food, alla capacità di influire sull'umore grazie al rilascio di sostanze naturali si aggiunge il valore emotivo del piatto, legato a esperienze significative di un periodo della propria vita o di un evento in particolare.

La combinazione di aspetti psicologici e fisiologici, dunque, fa sì che sotto la definizione di comfort food rientri una grandissima varietà di alimenti.

A ciascuno il suo comfort (food)

Non esiste un tipo di comfort food e ognuno ha il suo cibo di riferimento: con ricette che spaziano dalla cultura gastronomica popolare fino allo junk food delle multinazionali. Il cibo che fa star bene è genuino, semplice e della tradizione per molti, ma può anche essere junk food per altri. In caso di cibo spazzatura, caratterizzato dal basso livello nutrizionale e dalla ricchezza calorica, bisogna però fare attenzione.

Il cibo che conforta, spesso e volentieri, si consuma sul divano, a letto, davanti alla televisione e certi alimenti, specie quelli ricchi di grassi e zuccheri che permettono al consumatore di sentirsi subito meglio, vanno consumati con moderazione e non come la panacea a ogni sbalzo d’umore.

Fortunatamente, pare che i cibi consolatori preferiti dagli italiani siano quelli amati da bambini o che ricordano la casa, la famiglia e ritornano con una certa frequenza anche durante la vita adulta; cibi sani e appaganti della tradizione che suscitano nostalgia e rilasciano una sensazione di benessere psico-fisico una volta consumati.

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07/05/2014

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