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Food Porn, il cibo si brama con gli occhi

Morbidi cosciotti di pollo, pasta a forno traboccante di sugo e besciamella, burrosi dolcetti ricoperti di pasta di zucchero, muffin dal cuore fondente di cioccolato. Quando il cibo si desidera, complice la fotografia, è Food Porn mania: un’irresistibile peccato che ti prende per la gola ma di cui godi solo con gli occhi.

Food Porn
© Getty Images

In principio furono le pubblicità e i libri di cucina, poi vennero i foodblogger che recensivano i piatti. La moda infine è giunta sui social e sono migliaia gli utenti che ogni giorno condividono fotografie di deliziosi pranzetti o cene che si apprestano a mangiare.  

Il fenomeno che in America ha un nome da tempo, il Food Porn, in Inghilterra, per anni, ha avuto una regina incontestata, l’ammiccante, sensuale e burrosa conduttrice televisiva Nigella Lawson. In Italia, invece, il porno alimentare ha dovuto attendere la nascita di Instagram per ottenere la sua consacrazione sul web.

Alle origini del fenomeno

Il termine “Food Porn” fu usato per la prima volta nel 1984 dalla critica femminista Rosalind Coward che nel suo libro “Female Desire” definì “pornografia alimentare” l’attenzione estrema, quasi maniacale e spettacolarizzata riservata alla presentazione dei cibi. Nessuna indecenza alimentare, dunque, il Food Porn è un fenomeno culinario e sociale molto in voga che permette al cibo di passare da carburante per il corpo a protagonista di un set, la tavola, attraverso una presentazione glamour e ricercata. Si tratta di una fotografia che ritrae il cibo sotto una luce diversa, evidenziandone l’aspetto provocatorio. Il cibo che seduce, che attrae, che genera piacere visivo; d’altra parte il legame cibo sessualità è primordiale e tra appetito sessuale e appetito alimentare, gli effetti provocati sul cervello sono molto simili. Il Food Porn descrive, infatti, una tale ossessione per il cibo che si spinge quasi fino al pornografico. Per questo le pubblicità dei prodotti alimentari fanno non a caso continuo ed esplicito riferimento alla sessualità

L’hashtag #foodporn

Dopo anni di #selfie, oggi è l'hashtag #foodporn a spopolare in rete e, grazie ai social e alle App, gli utenti condividono ogni giorno migliaia di creazioni culinarie goduriose ai limiti della decenza. Le fotografie dei piatti hanno come obiettivo quello di trasmettere un’emozione e l’esperienza vissuta ma anche e soprattutto mettere l’acquolina in bocca a chi apprezzando la foto, ne bramerà il contenuto. L’hashtag #foodporn è fedele a una filosofia: ogni scatto deve essere sensuale e accattivante per poter essere pubblicato sulle communities delle buone forchette e non. Lo usano i “foodies” che condividono sul web foto e ricette delle loro creazioni culinarie, ma anche normali internauti che al bar o al ristorante pospongono il momento dell’assaggio a quello dello scatto. 

Lo scatto perfetto

Il cibo diventa protagonista di un set amatoriale dove la tovaglietta abbinata e la posata cromata conferiscono lucentezza all’immagine.  Anche se non sembra, ci sono delle accortezze da tenere a mente quando si vuole realizzare uno scatto perfetto degno del #foodporn:

 

  • Distanza: L’intimità tra chi fotografa e il cibo deve essere alta e tangibile, provata appunto dalla vicinanza dello scatto, quasi come se l’obiettivo fosse a contatto con gli ingredienti.

 

  • Focus: Il focus dell’obiettivo è sulla zona libidinosa del piatto, tutto il resto è in secondo piano. Nel caso di una lasagna, ad esempio, si prediligerà puntare l’obiettivo sulla besciamella mista a ragù fumante che sgorga dalla porzione di pasta appena sfornata.

 

  • Lenti e filtri: Come per i corpi, anche i cibi possono essere ritoccati e modificati per risultare più attraenti del normale e stimolare i sensi. Per uno scatto perfetto non servono obiettivi professionali, è sufficiente la fotocamera di uno smartphone, una certa sensibilità estetica e il filtro giusto.

 

  • Luce: La luce è importante per la resa del piatto. Modificare i parametri di luminosità e contrasto dell’immagine permettono di mettere in evidenza sfumature e colori che accrescono il desiderio del piatto.

 

  • Set: Nel food porn “less is more”. Il set, in genere, è povero, fatto al massimo dalla tavola o dal top della cucina su cui è adagiato il piatto o dalle stoviglie con cui si procede all’assaggio. Protagonista indiscusso deve sempre e solo essere il cibo.

 

  • Posa e decorazioni: Per un #foodporn perfetto si consigliano sciroppi gocciolanti, cioccolato che fonde, e salse colorate molto appetitose che sgorgano dal cibo, ottimo il filo d’olio per le insalate o la maionese per le patatine fritte. L’aspetto della portata deve essere piacevole e pulito, tanto che le calorie di un piatto non devono fare paura ma generare desiderio, anche nelle persone perennemente a dieta.

Il Food Porn è junk food?

Non necessariamente. Se cheeseburger e patatine non hanno bisogno di presentazioni, lo stesso vale per la torta fatta in casa con alimenti genuini. Il Food Porn riguarda l'estetica del cibo, non le sue proprietà nutrizionali, quindi anche una sanissima insalata mista, con verdure, formaggi, ortaggi ben disposti sul piatto, può diventare un inaspettato piatto del desiderio. 

La sessualità del cibo

La sessualità del cibo sta nella sua ricercatezza, nel suo esotismo, nel rendere spettacolare la combinazione di alimenti che singolarmente non produrrebbero desiderio. Il Food Porn piace anche perché, al contrario di una bella donna o di un uomo visti in copertina, in cucina oltre a bramare il cibo, vi è la possibilità di possederlo: basta seguire la ricetta, ricreare la portata e infine gustarla ma non prima di aver scattato una bella fotografia. Il Food Porn è dunque accessibile a tutti e senza peccato. La pornografia alimentare, infatti, non è una pratica sessuale fetish, né un filmino hot. L’erotismo è sottile e diverso e nasce ogni giorno dall’esibizione ricercata e quasi ostentata di un piacere e bisogno primordiale: il cibo. Il Food Porn ovviamente ha i suoi aspetti negativi: mette l’appetito, altera il senso di sazietà e attiva il centro di ricompensa del cervello, spingendo a concedersi anche più di uno spuntino fuori pasto. Per questo, come ogni cosa, meglio non esagerare, perché dagli occhi alla bocca il passo è breve.

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29/01/2015

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