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Il piacere di mangiare

Per i nostri nonni i pasti erano momenti fondamentali, oggi invece lo sono molto meno. I pranzi e le cene si fanno sempre più spesso in maniera rapida, in piedi, da soli, con piatti pronti, per pura necessità. Le nostre tendenze alimentari dimenticano un concetto basilare: quello del piacere. E se fosse lì la chiave di tutti i nostri problemi alimentari? Alcuni esperti ci spiegano la necessità di riportare nei nostri piatti una buona dose di benessere.

Il piacere di mangiare
© Getty Images

Stiamo forse diventando paranoici? Restrizioni di ogni genere, scandali sanitari, campanelli d’allarme per un numero sempre maggiore di prodotti alimentari… A dar retta al moltiplicarsi delle raccomandazioni e ai commenti negativi in materia di nutrizione (più o meno giustificati), oggigiorno sedersi a tavola sarebbe un rischio e un pericolo. Un clima ansiogeno alimentato da fonti non sempre affidabili, che dimentica una nozione fondamentale: quella del piacere.

Una piccola percentuale della popolazione ha la sensazione di concedersi piaceri nella vita quotidiana, e questo dovuto principalmente alla mancanza di denaro, ma sono in molti a confessare di concedersi qualche piacere al momento dei pasti. Il piacere alimentare, quindi, non è del tutto in via d’estinzione, per fortuna! Ecco cosa ne pensano gli esperti.

Piacere alimentare e salute

“Nel XIX secolo, l’igienismo ha sostituito i valori religiosi e morali che reggevano l’alimentazione nelle culture occidentali”, osserva Jean-Pierre Poulain, sociologo e antropologo. Una falsa buona idea, secondo il professore di sociologia dell’Università di Tolosa II. “Questo cambiamento avrebbe potuto portare vantaggi, oggi invece notiamo che ci si è spinti troppo oltre”.

“Non abbiamo mai avuto così tanta paura di ciò che mangiamo, eppure, non vi è mai stata così tanta igiene prima”, prosegue Philippe Chamlin, professore di Storia Economica all’Università Paris-Dauphine. “In proporzione, tra la quantità di alimenti in circolazione e i problemi di salute che essi generano, come le intossicazioni, la nostra alimentazione non è mai stata così sicura”. La ricerca del “mito dell’epoca d’oro” non ha dunque motivo di esistere. “L’unica cosa che possiamo invidiare ai nostri antenati, e sulla quale potremmo fare qualche sforzo, è ricorrere maggiormente a prodotti grezzi e meno raffinati”, ammette Philippe Chamlin.

Sono infatti i prodotti industriali a esser messi sotto accusa nelle patologie in cui l’alimentazione è un fattore di rischio, come l’obesità o il diabete. Percentuali esagerate di grassi e zuccheri, componenti con indice glicemico molto alto… Controllare la propria alimentazione quando si mangiano cibi già pronti è semplicemente impossibile. Alla nozione del piacere si aggiunge quindi quella del piacere di cucinare, indissociabili l’una dall’altra. “Del resto non è un caso se il nostro modo di alimentarci è consigliato nella prevenzione dell’obesità. Perché cuciniamo più dei nostri vicini”, constata il professor Chamlin.

È forse questa la ragione per cui sempre più nutrizionisti danno risalto a un approccio più edonista dell’alimentazione. Tornare a una nutrizione meno ponderata e calcolata è un elemento fondamentale per conciliare alimentazione e salute. “Viviamo in un’epoca completamente restrittiva, un’epoca caratterizzata dal “senza”: senza glutine, senza lattosio… E anche senza mangiare, come nei casi di digiuno”, commenta il medico nutrizionista Jean-Michel Lecerf. “Un’alimentazione sana inizia con il piacere di mangiare, con l’educazione al gusto, con il conoscere ciò che si mangia…”. Ma, come sempre, il piacere delle papille è compatibile con la salute fino a quando viene rispettato un certo equilibrio. La chiave resta sempre e comunque la moderazione.

Il prezzo del piacere alimentare

Concedersi qualche piacere a tavola, con piatti fatti in casa a base di prodotti freschi, facile a dirsi. L’idea è appetitosa, ma non necessariamente accessibile a tutti. Il piacere alimentare è oneroso? “Abbiamo l’impressione che consumare prodotti freschi costi di più. In un certo senso è vero”, ammette Philippe Chamlin. “Ma occorre collocare questo costo nel suo contesto. Nel 1906, una famiglia media consacrava circa il 62% del proprio budget al cibo. Oggi, questa parte del nostro budget è passata al 12% soltanto, con l’aggiunta del 7-8% per i pasti fuori casa”.

A coloro che esibiranno l’aumento dei prezzi dei prodotti freschi come argomento in favore degli alimenti “spingi-pulsante” (riferendosi al pulsante del microonde), il professor Chamlin risponde: “Tanto per fare un esempio, i pezzi di manzo, il cui prezzo è quello che ha subito meno aumenti negli ultimi anni, sono quelli che necessitano di maggiore preparazione, è il caso del garretto o del bollito. Quelli che richiedono una cottura meno lunga, come la costata di manzo, sono molto più cari”. Per contrastare il fattore denaro, la soluzione sarebbe quindi sostituirlo con il fattore tempo. Il piacere culinario è un vero investimento, non solo finanziario.

Condividere il piacere della tavola

“Cenare da soli significa vivere la vita di un leone o di un lupo”, faceva notare Epicuro. Nella tradizione italiana, il piacere dei pasti passa prima di tutto dal concetto di convivialità a essi associata. Le emozioni che accompagnano il tempo in cui si mangia sono legate sia alle pietanze in sé che allo scambio che si crea attorno alla tavola. “Nella specie umana non si mangia da soli, o lo si fa poco”, osserva Claude Fischler, direttore dell’Institut interdisciplinaire d’anthropologie du contemporain (CNRS/EHESS). “Perlomeno non era così fino a poco tempo fa. È vero che oggi ci si concede sempre meno tempo per mangiare, e lo si fa sempre più da soli, davanti a uno schermo”.

Attenzione a non stigmatizzare le persone che amano trascorrere un momento da soli davanti a un buon pasto, modera l’esperto: “Il fatto di mangiare da soli non è incompatibile con il piacere. Lo è mangiare da soli davanti ad altre persone, per esempio in metropolitana o per strada... In quel caso si ha solo bisogno di saziarsi e basta!” Si tratta del famoso “cibo veloce” o “fast food”, tanto denigrato nelle nostre società occidentali.

Ma non sono solo questi pasti veloci a far torto alla tradizionale convivialità. Claude Fischler attribuisce la responsabilità anche alla proliferazione degli alimenti “etichettati come healthy food” (cibo sano): “È piuttosto dispregiativo rispetto alla nostra modalità di consumo”, si rammarica. “Che fine ha fatto il concetto di golosità? Oggi la si associa al senso di colpa, quando invece, ancora una volta, se condivisa, non è un difetto”.

E se invece di voler controllare così tanto i nostri piatti, ci riconciliassimo una buona volta con essi? Mangiare è un atto primordiale e vitale per la sopravvivenza, certo. Ma è anche una formidabile fonte di benessere. La prova: una persona su due confessa di avere la sua piccola ricetta di “consolazione”, eccellente rimedio per risollevare il morale.

Violaine Badie

Fonti

  • Sondaggio realizzato da Harris Interactive per la Fondazione Nestlé su un campione di 956 persone
  • Assises de la Fondazione Nestlé
  • Sondaggio Harris Interactive per la Fondazione Nestlé
  • Intervista al Dott. Jean-Michel Lecerf
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05/02/2014
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