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Choose My Plate: la dieta del piatto pieno

Portata in auge dalla First Lady Michelle Obama, la dieta del piatto pieno, chiamata oltreoceano Choose My Plate, spopola negli Stati Uniti. Sbarca in Italia come un’alternativa alla dieta mediterranea, da cui però prende evidentemente ispirazione. Scopri di cosa si tratta e come mai la piramide alimentare è stata soppiantata da un… piatto!

La dieta del piatto pieno
© Getty Images

La lotta all’obesità inizia dal piatto

Negli Sati Uniti l’obesità è un problema sia medico che sociale: molti sono gli individui obesi, circa il 30% della popolazione totale, e tra di essi ci sono moltissimi bambini. La colpa è dell’alimentazione ricca di grassi e zuccheri che fanno balzare le calorie assunte giornalmente a livelli molto alti.

Ma non è da sottovalutare il fatto che, contrariamente ai paesi europei, negli States quello che manca è una vera educazione alimentare: non essendo a conoscenza delle caratteristiche dei cibi e degli squilibri che un’alimentazione sbagliata provoca nel’organismo, gli americani (soprattutto delle nuove generazioni) si alimentano in maniera del tutto sbagliata.

Una piaga sociale, che ricade inevitabilmente sulle casse della Sanità e dello Stato, intenti a finanziare persone e strutture atte alla lotta al grasso superfluo. Da qui nasce l’idea di trovare una via di comunicazione comprensibile per tutti per diffondere l’iniziativa di un regime alimentare sano ed equilibrato, che possa finalmente combattere i chili di troppo ed essere d’aiuto per salute di tutti.

In cosa consiste il regime Choose My Plate

Michelle Obama deve aver pensato che il modo migliore per diffondere un’idea è la semplicità: il programma alimentare Choose My Plate, messo a punto dall’USDA (il dipartimento dell’agricoltura statunitense) rispecchia esattamente questo requisito, sorpassando la consolidata piramide alimentare e sostituendo le percentuali di nutrienti da assumere durante il giorno.

Visivamente, la dieta del piatto pieno (così viene chiamata in Italia) consiste nel suddividere il piatto in quattro quadranti, esattamente come un orologio. In ogni metà del quadrante, c’è una porzione più piccola e una più grande, che corrispondono alle diverse quantità di cibi. I quadranti sono così suddivisi: il più grande è verde e corrisponde a tutti quei cibi assimilabili a quel colore, come le verdure di ogni tipo. Il secondo quadrante, poco più piccolo, corrisponde al colore arancio, che indica i cereali.

In terza posizione troviamo il quadrante rosso, più piccolo di quello arancio, che corrisponde alla frutta; infine, la porzione più piccola del piatto è viola, che sta ad indicare le proteine. Accanto al piatto viene raffigurato un cerchio di colore azzurro: indica formaggi e latticini, importanti e assimilabili in una dieta equilibrata ma da consumare con moderazione perché molto calorici.

Michelle Obama si fa testimonial di questo progetto che vuole sensibilizzare la popolazione americana – ma anche mondiale – ad alimentarsi in modo corretto, essendo lei per prima coinvolta nella lotta contro l’obesità, soprattutto infantile.

Elogi e critiche del Choose My Plate

Essendo nato come programma alimentare semplice e sperimentabile da tutti, il Choose My Plate ha riscosso molto successo negli Stati Uniti perché ha permesso finalmente di comprendere cosa mangiare e in che quantità. Cosa molto importante, ha mostrato di non prevedere snack e spuntini al di fuori dei pasti, i quali hanno un grande peso nella conta delle calorie giornaliere assunte.

D’altro canto, il Choose My Plate è stato oggetto di molte critiche: non vengono menzionati i legumi, fonti di proteine vegetali importanti, e non sono specificati né i metodi di cottura (fondamentali se si considerano le calorie di un alimento cotto al vapore rispetto ad uno fritto nell’olio) né i condimenti da introdurre. Inoltre, viene sottovalutata l’importanza dell’alternanza dei cibi nel corso del tempo: è impensabile mangiare le stesse cose per una settimana filata, anche perché è sbagliato assumere sempre gli stessi alimenti.

Ognuno possiede delle caratteristiche nutritive specifiche utili all’organismo e privarsi anche solo di una di queste può essere nocivo. Inoltre, il piatto su misura è sì utile contro il sovraccarico di calorie, evitando le porzioni giganti tipiche degli americani, ma non distingue gli alimenti in base al pasto: pranzo e cena non possono essere composti dalle stesse pietanze (alcune delle quali – i carboidrati – sono meglio smaltiti se assunti di giorno) e non tutti hanno bisogno di mangiare le stesse cose.

C’è una grande differenza tra l’alimentazione di un bambino, quella di un adulto e quella di una anziano, ad esempio. Purtroppo, il piatto pieno è davvero troppo pieno per qualcuno e credere che sia così facile educare all’alimentazione corretta è un’utopia. Tutte le informazioni relative a questo regime alimentare sono consultabili al link: www.choosemyplate.gov.

Il piatto pieno rimane un’iniziativa utile per iniziare a comprendere come e in che quantità ci si deve alimentare ma va inteso come il primo passo verso il raggiungimento di una linea il sintonia con la salute generale del corpo.

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15/03/2012

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