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Dieting: la magrezza diventa ossessione

Perdere le fastidiose rotondità mettendosi a dieta è un obiettivo comune, specialmente al popolo femminile. L’importante è non esagerare. Dal pensiero della dieta all’ossessione per la magrezza il passo è breve. Doctissimo analizza il fenomeno dieting, il nuovo volto della dipendenza moderna.

La magrezza diventa ossessione
© Getty Images

Il dieting

Con il termine inglese “dieting” si definisce la tendenza a stare sempre a dieta. All’origine della dipendenza da dieta il desiderio di magrezza che porta a vivere un rapporto malato e conflittuale col cibo e con il proprio corpo. Il soggetto, pur di ottenere risultati immediati, si sottopone a inutili, stressanti periodi di privazioni alimentari di cui il corpo non trae beneficio, anzi spesso si trova a fronteggiare stati di emergenza. Una volta raggiunto il peso sperato, però, il soggetto non riesce a smettere la dieta per la paura di ingrassare di nuovo; il desiderio di magrezza persiste e la determinazione ostinata sconfina nell’ossessione.

I dati dell’ANDID

L’ANDID, Associazione Nazionale Dietisti, ha osservato il fenomeno “dieting” e dagli studi condotti da esperti è emerso un dato preoccupante: oltre il 70% delle adolescenti si dice perennemente a dieta e non riesce a smettere(1). Si tratta in genere di giovani che iniziano una dieta con lo scopo di perdere i chili che determinano un leggero sovrappeso, ma in seguito si accaniscono e per vedere risultati in tempi rapidi si sottopongono a diete scorrette, non equilibrate.

Il problema iniziale finisce per degenerare, non solo si rischia l’obesità, ma anche di andare incontro a disturbi alimentari ben più pericolosi. Si fa di tutto per eliminare i meccanismi che regolano l’appetito, la sazietà; i cibi si dividono in due categorie: permessi e proibiti, si teme che basti poco per ingrassare. Si restringe la lista degli alimenti concessi, non capendo più cosa faccia ingrassare, cosa dimagrire.

Ansia, irritabilità, depressione

L’obesità è un problema di salute pubblica. Le immagini che condannano il grasso e i corpi grassi alimentano la fissazione dei soggetti a dieta che farebbero di tutto pur di avere un corpo magro, snello. All’inizio, malgrado le rinunce, ci si esalta a vedere i primi risultati e si spera che continuando la dieta con la stessa determinazione si potrà ottenere l’effetto desiderato. Ma presto l’euforia lascia spazio all’irritabilità e a stati ansiosi.

  • Ansia: Stare attenti a ciò che si mangia, privarsi di uscire fuori a cena per la paura di non poter mangiare ciò che il resto della compagnia ordina senza problemi; sono tante le preoccupazioni di chi sviluppa la dipendenza da dieting.
  • Irritabilità: Nel dieting l’irritabilità deriva dal senso di frustrazione del soggetto che non vive serenamente. Il soggetto si mostra aggressivo o scontroso per autodifesa, sostenendo che la sua alimentazione, al contrario di quella degli altri, sia corretta.
  • Depressione: Nel rapporto col cibo la depressione è causata da una latente paura della bilancia, dallo stato di conflitto col proprio corpo e dal desiderio represso di poter mangiare cibi che il soggetto definisce proibiti.

Il senso di colpa

Ansiosi, sensibili allo stress, e depressi, se la restrizione alimentare è eccessiva, si perde la concentrazione con gravi ripercussioni non solo sullo stato di salute ma anche sui rapporti interpersonali, minando alla vita professionale. La paura di ingrassare getta nello sconforto, così se in seguito a una situazione di stress, si cede a qualche tentazione, come ad esempio concedersi un “cibo proibito”, subito dopo si vivrà con il senso di colpa. Per sentirsi meglio, il soggetto si ributterà sul cibo, divorandolo con avidità, per poi ricominciare a odiarlo, a odiare se stesso per lo sbaglio commesso. Vergogna, perdita dell’autostima e sentimento di colpevolezza per aver fallito.

Vincere la dipendenza

Vincere la dipendenza dalla dieta è possibile. Non bisogna fissarsi su un risultato veloce, ma puntare su una perdita di peso graduale, costante e distribuita nel tempo. Lo ricorda anche il presidente Andid, Giovanna Cecchetto, che sottolinea l’importanza di affidarsi a un professionista esperto che tenga in considerazione i gusti, le preferenze alimentari e il soggetto. C’è chi si rende conto da solo di essere vittima di una nevrosi e fa un lavoro su se stesso per uscirne; chi non ci riesce e la nevrosi si trasforma in una vera malattia, chi ha il sostegno e si rivolge a uno specialista che inizia un lavoro sulla psiche, analizzando cosa sta alla base della paura di ingrassare. Uscire da questo circolo vizioso è difficile, ma non impossibile, oltre al palato, bisognerà rieducare la mente. Inutile dunque sottoporsi a restrizioni alimentari continue e nocive, in fondo, come ha dichiarato Giovanna Cecchetto in un’intervista per un quotidiano: “Troppa dieta non serve a dimagrire” (2).

Fonti:
ANDID - ALLARME “DIETING”: LA DIETA COME UNA DROGA. INCAPACI DI SMETTERE A CAUSA DEL FAI-DA-TE
Intervista di Enrico Fovanna a Giovanna Cecchetto per Il Resto del Carlino 

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17/11/2011
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