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I coloranti alimentari

Negli ultimi tempi, complici i fortunati programmi televisivi che ne raccontano le gesta, sono tornati in auge alcuni mestieri poco apprezzati in passato, come quello del pasticciere. Questi, volendosi reinventare, ha trovato nuovi modi di attirare su di sé l’interesse dei clienti, ad esempio producendo torte sempre più originali, aiutato da pasta di zucchero modellabile e coloranti alimentari che esaltassero le sue creazioni. Ma cosa sappiamo dei coloranti alimentari? Sono nocivi? Vengono usati solo in pasticceria? Scopri tutta la verità sui coloranti alimentari con Doctissimo.

I coloranti alimentari
© Getty Images

A cosa servono i coloranti alimentari?

I pigmenti (naturali o artificiali) usati negli alimenti per esaltarne i colori e aumentarne l’appetibilità e il fascino, esistono da molto tempo e sono catalogati come additivi alimentari, in quanto vengono appunto aggiunti ai cibi in fase di produzione. Sono stati introdotti in ambito alimentare essenzialmente per aumentare le vendite dei cibi, resi più interessanti perché del colore che ci si aspetterebbe da un prodotto a base di arancia, ciliegia o menta. Il fatto di esaltare il colore di un alimento ha quindi motivazioni meramente commerciali e non ha nulla a che vedere con il sapore o con la qualità del prodotto.

Elenco dei coloranti alimentari

Nella nomenclatura internazionale in vigore, ogni additivo alimentare è contrassegnato da una sigla alfanumerica precisa, in base a quanto stabilito dall’UE con la direttiva quadro (89/107/CEE) e con quella relativa ai coloranti (94/36/CE). Quelli più utilizzati sono stati oggetto dell’attenzione dell’EFSA – European Food Safety Authority, che ne ha analizzati alcuni, sotto richiesta della Commissione europea che ha voluto stabilire la quantità giornaliera massima ingeribile di ogni colorante.

Nello specifico, parliamo del giallo di chinolina (E104), del giallo arancio (E110), del rosso cocciniglia (E124), della tartrazina (E102), della azorubina (o carmoisina, E122) e del rosso allura AC (E129). Secondo il gruppo di esperti dell’EFSA, nessuno di questi coloranti provocherebbe una reazione allergica, né locale che sistemica, o un’intolleranza. Infatti, questi coloranti sono stati da tempo considerati come non pericolosi e ammessi nell’industria alimentare.

Ci sono altri coloranti alimentari autorizzati e utilizzati, che sono:

  • E170: carbonato di calcio, che dona la colorazione bianca
  • E163: antociano, derivato da alcuni fiori, usato per ottenere il colore blu-violetto
  • E133: blu brillante FCF
  • E161b: luteina, derivata dal carotene, per le nuances gialle/arancio
  • E161d: rubixantina, della famiglia dei caroteni, per il colore arancio/rosso
  • E171: biossido di titanio, per il colore bianco
  • E172: ossido di ferro, di origine minerale e inerte, sfumature rossastre
  • E100 /E101: curcumina e riboflavina (o vitamina G), per ottenere il colore giallo caldo
  • E132: indaco, colorante molto antico ricavato da una pianta
  • E161e: violaxantina, carotenoide dal colore violetto
  • E161h: zaexantina, carotenoide da cui si ottengono pigmenti giallastri
  • E160 a / E160b: carotene e annatto (di tonalità giallo/rosso derivato dalla nota provitamina chiamata carotene)
  • E160d: licopene, di colore rosso, derivato dal pomodoro
  • E120: cocciniglia, colorante ricavato dal liquido secreto dall’omonimo insetto
  • E162: rosso di barbabietola, ricavato dall’omonima pianta
  • E144: clorofilliana, colorante verde derivato dalla piante
  • E123: amaranto, colore ricavato dalla comune pianta del centro America

L’EFSA svolge un ruolo importante a livello europeo per quello che riguarda i coloranti alimentari: in base al regolamento n.1331 del 2008, la Commissione europea richiede l’approvazione della EFSA prima di autorizzare la messa in commercio dei coloranti in ambito alimentare e l’EFSA si propone come strumento di verifica della sicurezza di tali additivi in ambito umano. inoltre, è l’EFSA a stabilire il limite massimo accettabile per cui un additivo può essere quotidianamente ingerito, in seguito ovviamente a controlli specifici e studi medici.

I coloranti alimentari tornano alla ribalta: fanno male?

Ormai è facile trovare in pasticceria veri e propri capolavori di scultura creativa fatti da giovani e rampanti pasticcieri: forme moderne e colori sgargianti la fanno da padrone nella cosiddetta Sugar Art. Ma proprio tali tinte hanno riportato al centro dell’attenzione il dibattito sui coloranti alimentari, in particolare per la loro tossicità o innocuità per la salute, soprattutto dei bambini.

Sembra infatti che alcuni dei coloranti alimentari di origine non naturale siano responsabili di disturbi dell’attenzione e iperattività nei giovanissimi. L’inglese FSA – Food standards agency (autorità per la sicurezza alimentare) si era già occupata qualche anno fa di approfondire l’argomento attraverso una ricerca messa a punto dall’università di Southampton.

Questa aveva rilevato che i coloranti composti da benzoato di sodio fossero nocivi per i bambini, anche se lo studio non ha avuto una grande eco dal punto di vista internazionale.

Il dibattito sui coloranti alimentari, così come quello sugli additivi alimentari, è ancora aperto e in attesa di approfondimenti scientifici.

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19/10/2012

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