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La sicurezza alimentare della carne in commercio

Da quando è stata trovata carne di cavallo negli alimenti surgelati di diverse marche, la polemica continua a crescere e ognuno dei soggetti coinvolti gioca a scaricabarile. In Italia sono in corso numerose indagini per determinare le responsabilità, mentre il giorno 13 febbraio i Ministri europei dell’Agricoltura si sono riuniti a Bruxelles. Aspettando che sia fatta chiarezza, è legittimo porsi domande sulle procedure di controllo dei prodotti alimentari nel nostro Paese.

Sicurezza alimentare: la carne
© Getty Images

Il cosiddetto affare Findus torna alla ribalta: il 12 febbraio, l’azienda di surgelati Picard ha annunciato di avere rinvenuto carne di cavallo in 2 lotti di lasagne alla bolognese. Come dichiarato martedì da un portavoce del gruppo, il 6 febbraio si è proceduto al loro ritiro preventivo dalla vendita. "Picard ha deciso di sospendere la commercializzazione di tutti i prodotti a base di carne bovina preparati dalla Comigel, ossia 2 prodotti, le lasagne alla bolognese (Formula Express) e il chili con carne", precisa l’azienda in un comunicato. Picard è la seconda marca coinvolta, dopo la Findus.

Un circuito complesso con molteplici intermediari

Da quando i media hanno divulgato questa frode su larga scala, quasi ogni giorno porta il suo carico di novità: tanto da indurre a credere che, con la loro scoperta, le autorità britanniche abbiano portato alla luce un vasto circuito le cui ramificazioni possono fare pensare a una rete "mafiosa".

Tutto ha inizio in Gran Bretagna: nel mese di gennaio, le autorità locali scoprono della carne di cavallo all’interno di alcuni hamburger. A partire da quel momento, la macchina “si imbizzarrisce” in un Paese in cui non si consuma carne equina, proprio come in India è bandita quella bovina. La società Findus procede a dei test e rileva la presenza di carne di cavallo nelle proprie preparazioni per le lasagne, che si supponeva fossero di puro bovino. Per precauzione, l’azienda ha deciso di ritirare dalla vendita le lasagne alla bolognese, il pasticcio di carne tritata e patate, e la moussaka. Le autorità britanniche, e poi quelle francesi, si impongono l’obiettivo di individuare l’origine del problema. Risultato: lo svelamento di tutta una rete che va dalla Francia alla Romania, passando per Cipro, il Lussemburgo e i Paesi Bassi. 
La Findus, infatti, commissiona i propri piatti pronti alla Comigel (azienda che rifornisce anche altre marche, come Monoprix, Picard, Auchan ecc.). Lo stabilimento subappalta quest’ordine a una filiale con sede in Lussemburgo, che si rifornisce di carne presso una società basca, la Spanghero. 
Tale ditta subappaltatrice della Comigel la acquista solitamente per mezzo di un trader a Cipro, ma quest’ultimo trasmette in realtà gli ordini di acquisto nei Paesi Bassi, dove è successo che il trader batavo ha acquistato un lotto di carne in Romania. Un macello rumeno ha quindi inviato alla Spanghero della carne di cavallo, che avrebbe dovuto essere di manzo. Non stupisce che tutti giochino a scaricabarile… 
Findus ha sporto querela, proprio come la Spanghero. Attualmente sono in corso le indagini per sapere a quale stadio del circuito è stata messa in atto la frode: in Francia o in Romania? La Direzione generale francese della Concorrenza, del Consumo e della repressione delle Frodi, e i suoi omologhi tentano di esaminare minuziosamente documenti commerciali, sanitari e doganali per individuare il bandolo della matassa. Per questa sera, a Bruxelles, è prevista una riunione interministeriale. Anche se non sembra essere a rischio la salute dei consumatori (per il momento), si tratta quantomeno di una trasgressione flagrante alle missioni di lealtà e di trasparenza cui sono vincolate le imprese europee.

I controlli

Ma com’è possibile un simile imbroglio su larga scala, dal momento che si suppone che l’Europa e l'Italia impongano una serie di controlli sanitari per impedire che possano verificarsi nuovi scandali sanitari (in particolare in seguito alla crisi della mucca pazza degli anni Novanta)? In Francia, per esempio, i controlli ufficiali sono garantiti da 2 istituzioni: i servizi veterinari della Direzione Generale dell’Alimentazione (DGAL, che dipende dal Ministero dell’Agricoltura) e la Direzione generale della Concorrenza, del Consumo e della repressione delle Frodi (DGCCRF). 
Nel 2011, la DGAL ha effettuato 88.299 ispezioni (documentali e/o in sito, di cui 19.836 nei settori commerciali), ed ha proceduto a 60.664 prelievi (ricerche di diossina, batteri, sostanze antibiotiche ecc.) e a 101.932 visite sanitarie sui bovini nell’ambito dei piani di vigilanza e controllo. Ogni anno, la DGAL mette in atto un insieme di piani destinati a ispezionare derrate alimentari di origine animale e vegetale. Esattamente come la DGCCRF, che stabilisce anche piani di controllo annuali su scala nazionale per le imprese la cui attività è più "sensibile": ad esempio, effettuare prelievi microbiologici nelle aziende che producono carne tritata.

L’istituzione può intervenire in qualunque fase del processo: dall’arrivo di un prodotto importato fino alla sua distribuzione, passando per la trasformazione e i fornitori (grossisti, produttori, distributori), tutti sono suscettibili di essere controllati. Questo lavoro è garantito da circa 2.000 agenti formati per intervenire in tutti i settori, dall’agroalimentare al tessile.

Lealtà e trasparenza: il dovere delle aziende

Tuttavia, al di là di questa trama regolamentare, in fin dei conti piuttosto debole, la grande maggioranza dei controlli viene assicurata dalle imprese stesse, che hanno la responsabilità di immettere nel mercato prodotti conformi e non pericolosi. Per fare ciò, stabiliscono quindi delle norme e procedono ad autocontrolli… Non è obbligatorio nessun controllo ufficiale sui prodotti alimentari prima che finiscano sugli scaffali, infatti le autorità effettuano semplicemente verifiche dei suddetti autocontrolli.

Per quanto riguarda il "circuito della carne", la carne composta – quella di scarsa qualità generalmente utilizzata per i piatti pronti – non viene sottoposta agli stessi obblighi di etichettatura, e spetta soltanto alle aziende fare degli autocontrolli. 
E, per scoprire se della carne equina è stata commercializzata al posto di quella bovina, si sarebbe quantomeno dovuto procedere a dei test del DNA.

In questa faccenda, alcuni intermediari – resta da determinare quali – sono dunque venuti meno ai loro obblighi di lealtà e trasparenza. Quanto all’assenza di controlli sanitari drastici, l’Unione europea raccomanda che tutti gli Stati membri analizzino i propri prodotti a base di manzo con dei test del DNA. Stando alle informazioni in nostro possesso, i test del DNA non sarebbero sistematici durante i controlli della DGCCRF: pare vengano praticati in genere su iniziativa di un inquirente, se questi nutre dei dubbi. Quindi, né Spanghero, né Comigel, né Findus hanno potuto essere controllate correttamente dalle autorità sanitarie…

Purtroppo, la scoperta di questa vasta rete di approvvigionamento europea mostra soprattutto che è facile eludere i controlli e che questo sistema fondato essenzialmente sull’autocontrollo delle imprese è più che fallibile.

Alla conclusione della riunione di crisi del 13 febbraio, la Commissione europea ha raccomandato di intensificare i test del DNA sui prodotti a base di carne commercializzati nell’Unione Europea.

Yamina Saïdj

Fonti: AFP-Relaxnews/Controlli sanitari dell’alimentazione, DGAL, Ministero francese dell’Agricoltura, dell’Agroalimentare e della Foresta.

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04/04/2013

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