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Mangiare all'italiana

Gli italiani, così come i francesi, attribuiscono grande importanza ai pasti: è una delle conclusioni principali dell'ultimo studio condotto dal sociologo Claude Fischler, che tratta anche di ciò che distingue queste due popolazioni dagli altri europei e dagli americani nel loro modo di considerare l'alimentazione.

Il pasto nella cultura italiana
© Getty Images

Oltre all'aspetto salutare, che riconducono alla qualità, francesi e italiani attribuiscono grande importanza alla nozione di piacere e convivialità. Sebbene sia sempre più difficile far conciliare questa nozione con lo stile di vita attuale, queste ispirazioni vincenti vengono preservate. Sociologo e direttore di ricerca presso il Centre national de la recherche scientifique (CNRS), organizzazione di ricerca pubblica francese, Claude Fischler studia i rapporti dell'uomo in funzione delle culture e delle epoche. Da una quindicina di anni si interessa in particolare all'alimentazione delle società industriali moderne. Nel 2011, ha ricondotto in Francia un sondaggio che aveva coordinato nel 2002 in diversi paesi d'Europa e negli Stati Uniti.

Cibo e convivialità

Nel 2002 i Francesi si erano distinti per il loro rapporto con il cibo e alcune caratteristiche persistevano nel 2011. "Nello spirito dei Francesi, mangiare bene equivale a mangiare in modo variato ed equilibrato prodotti freschi, prestando attenzione a moderare i grassi, gli zuccheri e il sale. La salute deriva naturalmente dalla qualità degli alimenti e da una certa moderazione", precisa Claude Fischler. In altre parole, un prodotto di qualità è un buon prodotto, tanto per le papille gustative quanto per la nostra salute, a patto che non si ecceda. Alla parola pasto, spontaneamente, molti Francesi e Italiani associano anche la nozione di piacere e convivialità. Il pasto rappresenta un momento di condivisione, con una dimensione sociale federale.

In Francia, ad esempio, si mangia a orari precisi: giusto per fare un esempio, alle 12.30 il 54,1% dei Francesi pranza, mentre solo il 17,6% dei Britannici mangia insieme alle 13.10. Importante anche il tempo trascorso a tavola, particolarmente alto in Francia, con 135 minuti al giorno.  Il sociologo nota invece che gli Americani hanno una visione essenzialmente nutritiva, quasi scientifica, dell'alimentazione: "Per loro, mangiare bene implica calcolare l'apporto di proteine, glucidi, lipidi e calorie. Fanno dei pasti una questione individuale e non parlano affatto di piacere. Mangiare è quasi pericoloso e vi dedicano appena 74 minuti al giorno".

L'alimentazione quotidiana

Alle aspirazioni di Francesi e Italiani, tuttavia, si oppongono i limiti della realtà quotidiana. La mancanza di tempo favorisce il ricorso a prodotti lavorati e pronti per il consumo, e all'individualismo. Ciascuno può ormai disporre del suo piatto nel momento in cui lo desidera, eventualmente alimentandosi mentre pratica un'altra attività. E la convivialità? D'altra parte, se i prodotti industriali seducono per il loro aspetto pratico e l'originalità, suscitano sempre più diffidenza. "Conservanti, esaltatori di sapidità, coloranti, pesticidi. Difficile per il consumatore sapere realmente cosa ingerisce", sottolinea Claude Fischler. "Questa è la preoccupazione principale che sta prendendo sempre più piede in Europa".

Il sondaggio del 2011 rivela effettivamente che sempre più spesso i Francesi pensano che oggi si mangi peggio rispetto a 40 o 50 anni fa: il 67% dei Francesi ritiene che l'alimentazione sia meno sana (contro il 56% nel 2002) e il 65% che i sapori siano meno buoni (61% nel 2002). Secondo il ricercatore un'altra contraddizione emerge poi nell'educazione da impartire ai bambini: "Sebbene la stragrande maggioranza dei francesi (98%) continui a pensare che sia necessario insegnare ai bambini a "mangiare di tutto" e a "non essere difficili", il 48% ritiene che il bambino debba essere libero di manifestare se qualcosa non gli piace. Da un lato quindi vogliamo che i bambini mangino di tutto, ma dall'altro lasciamo loro il diritto di farci sapere ciò che non gradiscono. In ogni caso, il 78% delle persone intervistate si dichiara favorevole a "insegnare loro a finire ciò che hanno nel piatto" nonostante i timori relativi all'obesità".

Le virtù nutritive del pasto all'italiana

Combattuti tra le loro voglie e la realtà, Francesi e Italiani prestano attenzione alla qualità dei prodotti che acquistano. "Passano più tempo a scegliere, confrontare e non si fanno problemi a pagare un po' di più per una qualità superiore. Tuttavia, la tendenza è meno netta tra i giovani, che dedicano una minima parte del loro salario all'alimentazione", osserva Claude Fischler. D'altronde, mentre i due terzi degli americani sono oggi obesi o in sovrappeso, il ricercatore nota che i Francesi, sebbene non siano bravi quanto i Giapponesi, sono relativamente immuni a questo male.

"I paesi con un indice di massa corporea (IMC) più alto sono anche quelli in cui l'assunzione di cibo avviene durante tutta la giornata. Sono sempre più numerosi gli specialisti a ritenere che pasti strutturati e consumati in compagnia, come quelli all'italiana o alla francese, offrano un contesto protettivo". Secondo Claude Fischler, le particolarità del pasto alla francese o all'italiana limiterebbe anche la frequenza di diete particolari, fenomeno in crescita negli Stati Uniti: "Tra coloro che controllano la propria alimentazione per una patologia grave (ipertensione, diabete...), coloro che sono affetti da intolleranze (glutine, lattosio...), coloro che rivendicano un credo (religione, vegetarianismo...), o coloro che si impongono una dieta, organizzare il giorno del Ringraziamento diventa complicato. Francesi e Italiani sono meno inclini a rivendicare una dieta particolare o meno tolleranti nei confronti di particolarismi individuali".

Audrey Plessis

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11/09/2013
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