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Del latte a merenda

La merenda rappresenta un momento privilegiato, che contribuisce al buon equilibrio alimentare. A patto di prestare attenzione alla composizione dei pasti per fare in modo di apportare tutti i nutrienti necessari alla crescita dei più giovani. Per i bambini o gli adulti, ti forniamo alcuni consigli utili per non rinunciare al quarto pasto.

Il latte a merenda
© Getty Images

Per gli adulti che confessano con un sorriso sornione agli adolescenti di continuare ad assaporare le gioie delle "quattro del pomeriggio", che i ragazzi rifiutano adducendo come pretesto il fatto di non essere più dei neonati, la merenda rimane intimamente legata alla sfera dell'infanzia e alla golosità.
D'altronde, per smorzare il senso di piacere che si accompagna al pasto di metà pomeriggio, alcuni preferiscono parlare di spuntino piuttosto che di merenda, rendendo più serio questo pasto e inserendolo nel concetto di "dieteticamente corretto".

Un pasto strategico

Eppure questo piccolo pasto assunto indifferentemente nel cortile della scuola, sul tavolo della cucina, nell'intimità del proprio capanno o della propria camera da letto occupa un posto strategico nell'equilibrio alimentare dei bambini, dei piccoli o dei grandi. Idealmente, copre dal 10 al 15% del fabbisogno energetico quotidiano. È composto da un prodotto lattiero-caseario (latte, un vasetto di formaggio fresco e cremoso, yogurt o formaggio), da un frutto e da un prodotto cerealicolo (biscotti, dolci, pane). La sua ricchezza varia in base all'età: da 250 a 300 kcal per i bambini di età compresa tra 4 e 9 anni, da 300 a 350 kcal per quelli dai 10 ai 12 anni e da 350 a 400 kcal per tutti gli adolescenti.

Il latte per le ossa

La presenza di un prodotto lattiero-caseario resta l'elemento costante e invariabile della merenda. Infatti, tutto il calcio assimilato durante l'infanzia e l'adolescenza partecipa alla formazione della struttura ossea. Dopo, è troppo tardi perché non è più possibile aumentare la densità ossea, che può essere mantenuta unicamente con l'esercizio fisico e con apporti sufficienti di calcio.
A partire dai 40 anni, il patrimonio osseo inizia a diminuire. Questa caduta, che si accentua durante la menopausa, è all'origine dell'osteoporosi. Questa
malattia, di cui è affetto il 10% delle donne a partire dai 50 anni e il 40% a partire dall'età di 75 anni, si traduce con compressioni delle vertebre e con rischi di fratture più frequenti. Unica risposta: ottimizzare il patrimonio osseo fin dalla giovinezza e durante tutta l'adolescenza.

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04/05/2010

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