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OGM: la normativa internazionale

La diffusione, la coltivazione e la commercializzazione degli organismi geneticamente modificati viene regolamentata con numerose leggi e disposizioni europee, declinate nei vari stati membri, per cercare di monitorare effetti e conseguenze degli OGM soprattutto dal punto di vista delle conseguenze sulla salute umana.

OGM: la normativa internazionale
© Getty Images

Sebbene siano molti gli studi che mostrano una non tossicità degli OGM, non si può affermare di essere certi che nel lungo termine non ci siano conseguenze sulla salute umana e la normativa circa gli OGM è mirata anche ad evitare una diffusione e una produzione incontrollata di tali organismi, ancora sotto esame di scienziati e laboratori per testarne le conseguenze a lungo termine. Ogni stato ha elaborato una normativa “di sicurezza” che protegge la salute dell’ambiente, dell’uomo e degli organismi modificati: l’ecosistema della Terra è molto delicato e un piccolo squilibrio può portare a danni irreparabili e pericolosi per tutti noi.

Le misure internazionali

A livello internazionale, la normativa riguardante gli OGM è stata elaborata dal cosiddetto protocollo di Cartagena, dedicato alla bio sicurezza così come consigliato dalla Convenzione sulla diversità biologica. Questa è costituita da un trattato datato 1992 mirato alla protezione della bio diversità degli organismi e a regolamentarne lo studio, l’utilizzo e i campi d’applicazione di eventuali scoperte a riguardo. Il protocollo di Cartagena, del 2000, mira invece ad arginare i rischi e le conseguenze di un uso incontrollato della genetica e degli organismi geneticamente modificati e riprende l’articolo 19 della Convenzione, ovvero il celebre Principio di precauzione. Il Principio di precauzione è stato redatto affinché gli scienziati e i governi siano obbligati ad esaminare ogni reale o eventuale rischio degli OGM sulla salute e sono autorizzati ad intervenire con ogni mezzo, ad esempio legale, per portare a termine tale missione. Il Principio di precauzione venne stabilito durante la Conferenza sull’ambiente e lo sviluppo a Rio de Janeiro nel 1992, che vide le Nazioni Unite impegnare i governi di tutto il mondo nella salvaguardia dell’ambiente e della salute di tutte le specie che ne fanno parte.

Il protocollo di Cartagena

Difendere la bio diversità, la salute dell’uomo e preservare l’ecosistema della Terra: questi gli obbiettivi descritti dal protocollo di Cartagena, che si avvale di mezzi legali, amministrativi e governativi. Il protocollo pone l’accento sulle tecniche di manipolazione genetica ma soprattutto sul quelle di trasporto degli organismi geneticamente modificati, in relazione anche ad un eventuale trasferimento all’estero. Il protocollo si rivela essere un insieme di regolamentazioni e disposizioni in materia di trasporto, che tutela tutti gli stati da eventuali rischi dovuti alla cattiva gestione di OGM: quindi, uno stato acquisisce il diritto di rifiutare l’accoglienza di organismi geneticamente modificati nei suoi confini, qualora li ritenesse pericolosi per il suo territorio e per la popolazione tutta. Mentre nel caso accettasse, è obbligata per legge a disporre delle tecnologie e dei mezzi per assicurare un trasporto e un trattamento adeguato dal punto di vista scientifico e logistico. Ciò si traduce in una espletazione del percorso dei vettori, che garantisce la tracciabilità degli OGM e una tutela doganale delle merci, costantemente controllate.

La normativa europea per gli OGM

In Europa, possono circolare ed essere commercializzati ben 18 OGM, tra cui si annoverano mangimi per animali a base di soia e mais. A livello legale, i trattati internazionali e le convenzioni si sono state tradotte in direttive comunitarie precise:

 

In Europa, tali trattati e convenzioni si sono tradotti in direttive comunitarie molto importanti:

• Direttiva 2001/18/CE: si occupa di autorizzare la circolazione di ogni nuovo organismo geneticamente modificato e di tenere sotto controllo le conseguenze negative di tale organismo nel lungo termine sulla salute

• Regolamenti 1829, 1830/2003/CEE: che determina l’etichettatura e la tracciabilità di ogni prodotto OGM in commercio o trasportato per facilitare il compito di sorveglianza e controllo della direttiva 18. Tali regolamenti prendono le mosse dal precedente, 1139/98/CE, che riguardava l’etichettatura di soia e mais OGM e i loro derivati.

• Regolamento 49/2000/CE: determina la soglia (1%) sotto la quale non è obbligatorio indicare la presenza di OGM sull’etichettatura di un prodotto commercializzato. La stessa soglia minima è valida per aromi e additivi provenienti da OGM

• Raccomandazione 556/2003: stabilisce la metodologia di produzione degli OGM rispetto ad alimenti non geneticamente modificati

 

Per ulteriori approfondimenti, è possibile cliccare sul sito della Comunità Europea sulla bio diversità, consultare on line il testo della Convenzione sulla diversità biologica e quello della Conferenza di Rio de Janeiro

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11/10/2012
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