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I rischi del fast-food

Irresistibili e appetitosi, una tentazione continua quella dei menu proposti dalle catene di fast food ai loro clienti. Cibi pronti in pochi minuti da consumare in loco o take away. Doctissimo ti consiglia cosa evitare in caso di fast food.

I rischi del fast-food
© Getty Images

Da carne trita a colonizzatore indiscusso del mercato mondiale: l’hamburger dei fast food continua a fare la fortuna di catene alimentari che con i loro menu rubano il posto a tavole sofisticate e a cibi dall’equilibrato apporto nutrizionale. Ma non è tutto oro quel che luccica e dietro al bancone di Burger King e Mc Donald’s non di rado si nascondono insidie per i consumatori.

Il segreto dei fast food

È in costante aumento il numero di persone che per ragioni economiche o di tempo elegge il fast food o un bar a luogo di ristorazione, non curandosi delle eventuali ripercussioni sulla salute e di cosa contengano i menu offerti con formule low cost e big size. Il segreto del successo delle grandi catene di fast food, è quello di offrire lo stesso cibo in qualsiasi parte del mondo. Il panino Mc Donald’s consumato a Milano avrà lo stesso inconfondibile sapore di uno acquistato a Parigi, a New York o in Giappone. Il fast food fa di hamburger, patatine e sandwich i suoi piatti di punta cui vengono accostati abbinamenti mutuati dalla cucina etnica, come i dischi di cipolla fritta, e che suggerisce l’uso massiccio di salse come ketchup, senape e maionese per ottenere un sapore più intenso.

Cucine da incubo

La cucina dei fast food è altamente automatizzata, gli ingredienti sono acquistati in grandi quantità e miscelati con formule segrete create per restituire un prodotto dal massimo gusto al presso più basso. In teoria questi luoghi potrebbero essere compatibili con la buona alimentazione; in pratica, però, spesso i cibi serviti contengono conservanti, oli scadenti, margarina e tutti quegli additivi alimentari che sono utilizzati per esaltare il sapore dei succulenti menu. È così che improbabili ingredienti comunemente non tenuti in considerazione si rivelano nocivi per la salute. A puntare il dito contro le multinazionali del junk food, stavolta è toccato ai dipendenti, un allarme dal dietro le quinte che ha una risonanza maggiore rispetto ai numerosi e spesso inascoltati appelli lanciati dal mondo medico.

Il menu da non raccomandare

Agli addetti delle catene di fast food è stato chiesto in un sondaggio realizzato dal sito statunitense www.reddit.com qual è il menu che mai raccomanderebbero. Il sito è stato investito da una valanga di commenti da parte di dipendenti ed ex dipendenti, circa 6000 risposte in sole 24 ore, così, grazie alle numerose esperienze condivise e ai consigli del personale, è stato possibile svelare retroscena alquanto inquietanti e stilare la classifica dei cibi da sconsigliare. Alcuni alimenti sono a prima vista innocui, altri già da tempo sul banco degli imputati:

- Nuggets di pollo: all’apparenza bocconcini di filetto di pollo in croccante panatura, si trovano al centro di numerosi dibattiti nutrizionali, pare contengano solo gli scarti e le parti meno nobili dell'animale;

- Petto di pollo grigliato: così salutare a vedersi, in realtà si dice che venga irrorato di margarina liquida per evitare che si attacchi alla piastra in fase di cottura;

- Ketchup e maionese: i contenitori, a detta dei dipendenti, il più delle volte sono riempiti senza prima ripulirli;

- I condimenti della pizza, spesso scaduti o riciclati, riprendono vita in fase di cottura;

- Avanzi di pane che si trasformano in crostini da servire con altre pietanze;

- Il ghiaccio utilizzato nelle bevande gassate si piazza nella classifica delle cose da evitare a causa della difficoltà di ripulire i macchinari che spesso pare ospitino muffe varie;

- Tranci di pizza in chiusura: potrebbero essere lì da ore; oramai destinati all’immondizia deliziano il palato degli affamati dell’ultima ora;

- Anche i cibi vegetariani presenti nelle tavole dei fast food nascondono insidie; sembrerebbe, infatti, che dalle polpette vegetariane alle insalatone, gli utensili e i metodi di preparazione usati, griglia, coltelli, olio per friggere, siano gli stessi con cui si cucina la carne o il pesce.

Super size me

L’allarme fast-food è partito dal sito reddit.com ma, trattandosi di un’inchiesta online nata come scambio di opinioni, bisogna prendere ogni dichiarazione degli addetti ai lavori con le pinze. Molti degli utenti, infatti, sono protetti dall’anonimato e quindi non c’è da stupirsi se qualcuno potrebbe averci preso gusto e ricamato un po’su alimentando le ben note leggende metropolitane; è bene ricordare, infatti, che si tratta pur sempre di locali di ristorazione costantemente sottoposti a controlli igienico- sanitari.

I commenti degli utenti servono per mettere in guardia i consumatori dai pericoli, veri o presunti, del fast food, impresa in cui era pienamente riuscito nel 2004 Morgan Spurlock con il suo film-documentario “Super size me”. La pellicola che segue un esperimento portato avanti dal regista che per un mese sceglie volontariamente di interrompere ogni attività fisica e mangiare solo cibo Mc Donald’s per tre volte al giorno in formato maxi, documenta tutti i cambiamenti fisici e psicologici avvenuti sull’uomo in un lasso di tempo relativamente breve. Gli effetti sulla sua dieta si rivelarono devastanti ma ovviamente il suo documentario non è bastato a contrastare la dilagante mania dei fast food che in America rappresentano la causa numero 1 per l’insorgenza dell’obesità.

Tutto ciò che è “fast” fa male?

Cibarsi una tantum al fast food non costituisce un rischio esagerato per la salute. Non tutti lo sanno, per esempio, ma anche il sushi giapponese, sano e saporito, nasce come un piatto da fast food. L’aggettivo “fast” ha assunto connotazione negativa solo perché automaticamente associato ai menu ipercalorici offerti dalle grandi multinazionali della ristorazione. Fast food può essere un toast con prosciutto e formaggio nostrani; fast food può essere un piatto di pasta col pomodoro consumata a mensa. Esistono dunque fast food che rispecchiano i criteri della sana alimentazione, ma si sa, non è facile resistere alla tentazione di patatine fritte e Cola.

Slow food, contro la cultura del fast

Slow food è il nome dell’associazione fondata da Carlo Petrini nel 1986 a Bra con l'obiettivo di opporsi a tutte quelle abitudini moderne che tendono a cancellare il piacere della tavola. Slow food si pone come interlocutore privilegiato per la salvaguardia della cultura culinaria italiana e rivendica il piacere dei sensi a fronte dell’omologazione indotta dalla società dei fast food. È un progetto culturale che aiuta le nuove generazioni a instaurare un rapporto corretto con il cibo, a godere della diversità delle ricette e dei sapori che rappresentano la nostra identità contrastando la distorta visione del cibo veloce.

Mangiare è un’arte che la frenesia tenta di distrugge. I cibi da fast food hanno la capacità di dare assuefazione e possono provocare stati d’animo di ansia e irritabilità, basta pensare alla fila alle casse per l’ordinazione o al brusio delle persone che al suo interno consumano il cibo, quasi divorandolo. Ecco perché oltre alla sana alimentazione, bisogna riscoprire altri valori come l’accoglienza, la curiosità, la convivialità per sviluppare il senso del gusto che le catene alimentari vorrebbero mortificare così come hanno fatto, in maniera quasi indisturbata, per anni.

Fonti:

http://www.reddit.com/r/AskReddit/comments/w2sv3/fast_food_workers_of_reddit_what_is_the_one_menu/

http://www.slowfood.it/associazione_ita/welcome.lasso

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17/07/2012

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